Il ruolo delle Prefetture nell’attuazione delle politiche dell’accoglienza

Il ruolo delle Prefetture nell’attuazione delle politiche dell’accoglienza

La tragedia dell’esodo delle popolazioni dai teatri di guerra, ancorché costante storica (basti pensare fra i tantissimi all’esodo degli ebrei, alle migrazioni dei popoli asiatici nell’Impero Romano, più di recente all’esodo degli italiani dell’Istria a fine seconda guerra mondiale), occupa da circa 30 anni un posto prioritario fra le emergenze italiane ed europee. L’ultimo  triste scenario è quello che stiamo vivendo in questi giorni dei profughi ucraini, ma l’Italia   è sotto pressione da decenni, con i profughi dall’Albania, poi dall’Africa centrale, in seguito dalla Siria. In questa temperie drammatica, al di là e al di sopra delle polemiche politiche, delle incomprensioni e delle diffidenze, le nostre Istituzioni hanno saputo porre in essere le necessarie politiche di accoglienza che sono state affidate all’attuazione delle Prefetture e delle Istituzioni locali, in un complesso contesto di misure sia emergenziali che strutturali.

Un dirigente della Prefettura di Parma, Giacomo Di Matteo, ricostruisce  nel prezioso scritto che qui sotto pubblichiamo l’excursus storico delle politiche dell’accoglienza dall’inizio degli anni ’90 ad oggi, non solo descrivendo il ruolo assegnato dal legislatore al lavoro delle Prefetture, ma evidenziando COME tale impegno assicura il presidio strategico delle terzietà rispetto ai soggetti privati e/o cooperative assegnatari delle attività d’accoglienza. Il sistema pubblico d’accoglienza prevede l’erogazione di 28 euro al giorno per ciascun rifugiato, da moltiplicare per il numero dei profughi accolti e per il numero di giorni in cui prosegue l’accoglienza; tuttavia, come verificare che i vincitori delle gare pubbliche spendano in modo utile e corretto i denari? Lo scritto che presentiamo rende conto di un sistema di valutazione economico/finanziaria dei risultati  dell’attività dei soggetti assegnatari, secondo il modello sperimentato dalla Prefettura di Parma e personalmente gestito da un gruppo di lavoro coordinato dallo stesso dr. Di Matteo.

Viene spontaneo il confronto con lo scandalo Mafia Capitale, all’interno del quale, in opposto alle prassi qui descritte, fu inquisito e condannato un dirigente pubblico che percepiva mensilmente un’erogazione fissa a titolo di tangente dalle cooperative organizzate dal duo Buzzi/Carminati! Chissà perché stampa e televisione pubblicizzano (doverosamente) solo le storie negative e non anche gli esempi d’eccellenza che, invece, prevalgono nella realtà amministrativa pubblica del nostro Paese.

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