CIDA INPS – gestione del lavoro agile da parte dei dirigenti

CIDA INPS – gestione del lavoro agile da parte dei dirigenti

Comunicato 12-2020

Roma, 5 ottobre 2020

Smart working, dirigenti esclusi

Siamo venuti a conoscenza negli ultimi giorni tramite i nostri iscritti di una nota riservata del D.G. ai Dirigenti di I fascia Centrali e Regionali che ci solleva non poche perplessità.

In un momento in cui si susseguono continuamente notizie di casi positivi al Covid-19, con conseguenti chiusure e sanificazioni dei locali aziendali, il nostro Direttore Generale ha chiesto, ai Direttori centrali e regionali, di usufruire direttamente e di concedere ai dirigenti di seconda fascia al massimo un giorno a settimana di smart working, e non due, come previsto per la generalità dei dipendenti dal messaggio Hermes n. 3295 del 2020.

È evidente, a nostro avviso, che queste indicazioni manifestano scarsa attenzione alle preoccupazioni della categoria e marcano una ulteriore rottura rispetto all’Accordo in materia di “sicurezza” e “tutela della salute” che questa O.S. ha convintamente sottoscritto il 3 giugno scorso per la fase 2 della pandemia. E non solo.

Detta direttiva, infatti, è in netto contrasto anche con il contenuto del messaggio sopra indicato dove in maniera chiara la stessa Amministrazione indica la misura dei due giorni a settimana di smart working riferito a tutto il personale. Senza distinzioni. Valido dunque per i dirigenti al pari di tutto il personale dell’Istituto.

Tale contrasto in altri tempi ed in altre situazioni, non ci avrebbe preoccupato. La dirigenza dell’Istituto ha un alto senso del dovere e, come sempre, è pronta ad obbedire e a svolgere con il massimo impegno il suo ruolo di responsabilità e di riferimento.

In questa occasione, però, alcune considerazioni ci inducono ad esprimere qualche perplessità su quanto sta accadendo.

È evidente che il ricorso allo smart working in questa fase emergenziale (che non si è esaurita, anzi) è stato lo strumento organizzativo tramite il quale il nostro Istituto, caratterizzato da una riconosciuta avanzatissima tecnologia informatica, ha garantito in “sicurezza sanitaria” di tutto il personale (funzionari, medici, avvocati, infermieri, dirigenti, ecc.) lo svolgimento delle attività istituzionali e la elargizione di tutte le prestazioni affidategli, comprese quelle che il governo ha aggiunto in questa fase di emergenza economica/sanitaria. E lo ha fatto oltre ogni aspettativa.

Lo smart working, dunque, è stato, in questa fase, lo strumento che ha garantito la massima efficacia produttiva dell’Istituto e la tutela del diritto di ogni lavoratore alla salute.  

Ed è proprio di fronte al concetto del diritto primario alla salute da garantire indistintamente a tutto il personale che indicazioni del tipo sopra riportato appaiono inaccettabili.

Ai dirigenti (e solo ai dirigenti) viene imposto di svolgere la prestazione lavorativa in presenza per tutti i giorni lavorativi settimanali, tranne uno, come se questi non avessero pari dignità di tutela antinfortunistica rispetto agli altri.

 Negare, in sostanza, la tutela antinfortunistica applicabile a tutto il restante personale dell’Istituto (funzionari, avvocati, ingegneri, medici, ecc.), appare   francamente, una misura incomprensibile, dal sapore punitivo nei riguardi della dirigenza, in contraddizione evidente con gli ottimi risultati produttivi raggiunti dall’Istituto nel periodo emergenziale.

Anche da un punto di vista strettamente aziendale la scelta appare pericolosa: la dirigenza, infatti, costituisce snodo fondamentale nell’organizzazione dell’Istituto. Esporla ad un rischio di contagio superiore rispetto al resto del personale significa esporre le strutture stesse alle gravi incertezze che si verificano ogni qual volta un ruolo chiave resta scoperto.

Un’altra considerazione: il rapporto di lavoro dei dirigenti è strutturato per obiettivi, proprio come il lavoro agile. Applicare lo smart working in maniera riduttiva alla dirigenza significa rinunciare a provarne a fondo le potenzialità e, quindi, compromettere ampiezza e velocità di estensione delle nuove forme di lavoro a tutto il personale.

Da qui la nostra sentita, convinta protesta contro la misura adottata.

Sarebbe stato diverso se, riconoscendo il ruolo fondamentale della dirigenza, specialmente in questa fase, si fosse raccomandato ai direttori centrali e regionali di assicurare, con un’attenta e sapiente programmazione, sempre e comunque la presenza, continua e costante, di almeno un rappresentante della dirigenza in ogni sede o ufficio, al fine di garantire lo svolgimento ottimale dei servizi e il monitoraggio puntuale della produzione, senza però imporre la riduzione delle possibili giornate di smart working ad una alla settimana.

Chiediamo pertanto l’immediato ritiro di questa disposizione e l’adozione di una formula che assicuri flessibilità organizzativa gestita dalla dirigenza apicale in base alle specificità dell’incarico, con la previsione, ad esempio, di un dirigente sempre presente nella sede e, nell’ambito di apposita programmazione, il riconoscimento per tutta la dirigenza dei due giorni di lavoro agile, così come previsto per tutti i dipendenti dell’Istituto, dal messaggio Hermes n. 3295 del 2020.

 

Campagne denigratorie contro l’INPS

Cogliamo l’occasione del presente comunicato, per rappresentare la solidarietà della CIDA al Presidente dell’INPS, prof. Pasquale Tridico, per i ripetuti, pretestuosi, attacchi mediatici degli ultimi giorni e le conseguenti campagne denigratorie tese, in definitiva, a colpire l’Istituto e i suoi lavoratori.

Riteniamo ridicolo, pericoloso, velleitario, e, vogliamo dirlo, ipocrita e “populista”, anche solo immaginare che il vertice di un ente complesso come l’Inps, il più grande Ente previdenziale europeo, con un bilancio da gestire di più di 800 miliardi di euro tra entrate e uscite, secondo solo a quello generale dello Stato, quasi 27 mila dipendenti, possa essere remunerato con una retribuzione di 60 mila euro lordi, solo successivamente adeguati con la ricostituzione del cda.

Protestiamo con forza anche contro gli scomposti attacchi mediatici di prezzolati giornalisti, al soldo di ben noti potentati economici finanziari, agli emolumenti della dirigenza pubblica, ricordando che il trattamento economico e normativo della dirigenza non è frutto di auto elargizioni o di provvedimenti legislativi, ma della corretta dinamica dei rapporti di lavoro e della contrattazione collettiva.

La retribuzione è frutto di una contrattazione pluriennale, definitasi in decenni di contratti collettivi, negoziati dalle OO.SS. con l’Aran, che richiedono in capo a chi riveste la funzione dirigenziale una alta professionalità e riconosciuta competenza nell’assunzione di responsabilità collegate al raggiungimento di precisi e complessi obiettivi.

Sugli attacchi, poi, mossi sulle Casse Integrazioni, ancora non pagate dall’Inps, basta osservare che le domande di prestazioni Covid ancora inevase (per una pluralità di motivi, non tutti evidentemente imputabili all’Istituto) rappresentano una percentuale bassissima rispetto alle prestazioni erogate e che su un totale di 3.445.782 domande di integrazioni salariali regolarmente presentate, i lavoratori pagati sono stati 3.425.319, pari al 99,4%.

Occorre, a nostro giudizio, che chi di competenza, risponda con una apposita campagna di comunicazione, agli ingiusti e pretestuosi attacchi, con grafici e slide, e in definitiva con i numeri, per dimostrare con i dati di produzione, l’abnegazione e lo spirito di servizio che anima la dirigenza e tutto il personale dell’Istituto, contrapponendosi con forza anche alle voci e invettive “radical chic” che ormai francamente appaiono stonate e del tutto anacronistiche.

Lucio Paladino

Segretario nazionale

CIDA FC Sezione Inps

 

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