CIDA INPS – Comunicato n. 2 del 4 febbraio 2020

CIDA INPS – Comunicato n. 2 del 4 febbraio 2020

Comunicato 2-2020

Roma, 4 febbraio 2020

PACTA SUNT SERVANDA!!!

CIDA: COSA NON CI CONVINCE DEL RECENTE INTERPELLO E DELLA PROPOSTA DI RIVISITAZIONE DEI COFFICIENTI DI RISULTATO PROPOSTI DALL’AMMINISTRAZIONE.

Ieri questa O.S. ha trasmesso ai vertici dell’Istituto la richiesta di convocare con urgenza un apposito tavolo sindacale per discutere, insieme a tutte le altre OO.SS, la proposta di revisione, avanzata ultimamente dall’Amministrazione, per l’anno 2020, dei coefficienti di retribuzione di risultato per gli incarichi dei dirigenti di seconda fascia.

L’urgenza della convocazione nasce dalla convinzione di questa O.S. che sia doveroso, per l’Amministrazione e per le OO.SS. rappresentative, sforzarsi di fornire il maggior numero di informazioni utili possibili ai dirigenti di II fascia dell’Istituto, per favorirne una partecipazione consapevole e trasparente all’interpello per l’attribuzione di incarichi indetto dalla Amministrazione con il messaggio Hermes n. 361 del 31 Gennaio u.s., stante la scadenza triennale, fine corrente mese di febbraio, di quasi tutti quelli afferenti alla dirigenza di seconda fascia.

Fiduciosi di un sollecito riscontro della richiesta di convocazione, avanzata da tutte le sigle sindacali rappresentative, questa O.S. intende chiarire i punti che non condivide ”nel modus operandi” dell’Amministrazione nell’approcciarsi alla fase dell’interpello e nella proposta di revisione dei coefficienti di risultato avanzate.

Ancora non è chiaro, eppure siamo in fase di interpello ormai emanato, come verrà applicato il criterio di rotazione e soprattutto come viene garantita la uniformità di applicazione di detto criterio da parte dei vari dirigenti di prima fascia.

A seguito dell’interpello dei dirigenti di prima fascia, per una scelta precisa dell’Amministrazione, tutti i Dirigenti Generali hanno ruotato, per cui abbiamo sul territorio tutti dirigenti regionali nuovi e, a livello di Direzione Generale, tutti Direttori Centrali appena incaricati di nuove competenze rispetto al passato.

Ciò ci ha indotto, nei nostri precedenti comunicati, nel raccomandare ai vertici dell’Istituto la massima cautela nella fase di interpello per il conferimento di incarichi ai dirigenti di seconda fascia stante la necessità di garantire, sia alle strutture regionali che a quelle centrali dell’Istituto, la stabilità volta ad assicurare e a consentire “il buon andamento” e “la continuità” dell’azione amministrativa.

A tutt’oggi, però, non ci risultano indicazioni o linee guida in questo senso dei vertici dell’Istituto.

Il risultato è che ogni nuovo Direttore Regionale e Direttore Centrale, sta interpretando il regolamento sulla Rotazione con modalità diverse. La gran parte di loro, comunque, sembra propendere verso una tendenza a far ruotare quanto più possibile i dirigenti di II fascia: eppure quasi tutti i dirigenti di II fascia ricoprono l’incarico in corso solo da tre anni, stante la precedente riorganizzazione del Presidente Boeri del 2017 che impose la rotazione di tutta la dirigenza.

Solo una parte minoritaria dei dirigenti di I fascia interpreta il Regolamento in maniera “prudente” ipotizzando conferme negli incarichi per coloro che hanno operato nell’ultimo triennio con ottimi risultati.

Un eccessivo ricorso alla rotazione, a nostro giudizio, non torna utile all’Istituto che impedisce di fatto il consolidarsi di percorsi manageriali virtuosi e fruttuosi che vengono vanificati da un ricambio troppo repentino che fa disperdere un capitale di competenze e professionalità enorme cui nessuna Azienda privata rinuncerebbe mai. Figuriamoci una pubblica Amministrazione così complessa come l’Inps e con un percorso di integrazione con l’Inpdap e l’Enpals non ancora concluso.

Altro punto non condivisibile è l’inversione di rotta bruscamente scaturita dalla proposta di revisione dei coefficienti di risultato proposta dall’Amministrazione.

Nell’anno 2015, infatti, in piena crisi economica e quindi in un contesto di massimo sforzo di tutto il personale e della dirigenza delle Sedi territoriali, impegnato nell’attenuare i risvolti della crisi economica in atto nel paese, erogando innumerevoli prestazioni di supporto ad aziende ed al loro personale in situazione di forte precarietà occupazionale, l’Amministrazione, sollecitata dalle OO.SS., ha avuto il coraggio di aumentare la retribuzione di risultato di tutti i dirigenti territoriali con incarichi di direttori di sede riconoscendo la notevole differenza di impegno e di sacrificio personale di questi rispetto ai colleghi impegnati in incarichi di Direzione regionali e/o di Direzioni Centrale, cui, invece, ha abbassato di fatto la retribuzione di risultato corrisposta.

Alla luce di questa precisa scelta dell’Amministrazione, molti colleghi dirigenti con incarichi presso Direzioni regionali e/o di Direzioni Centrali si sono proposti per incarichi di Direttori di sede accettando di trasferirsi, convinti di avere l’apprezzamento ed il plauso dei vertici dell’Istituto che avevano spinto in tal senso con gli aumenti retributivi.

A soli 4 anni da questa scelta l’Amministrazione, inopinatamente, inverte questa decisione e, di fatto, con la proposta effettuata con i coefficienti di risultato 2020 decide di retrocedere come retribuzione il 50% dei direttori di Sedi territoriali (il cluster di sedi territoriali di complessità 3) riportandoli dal parametro 150 al parametro 140 e di conseguenza abbassando a cascata anche ai dirigenti loro sottoposti i parametri di coefficiente di risultato.

Scelta non condivisibile e di fatto non accettabile. Operativamente sbagliata, di cui non troviamo altra motivazione se non quella dell’intento di qualcuno di riportare le cose alla situazione “ex ante”.

Proposta che sa di tradimento di aspettative e che quindi ha come conseguenza la delusione di tanti dirigenti che hanno creduto al messaggio dell’Amministrazione del 2015 che i percorsi di carriera, la crescita di professionalità, il “merito” tanto ricercato dai nostri grandi Presidenti, fossero presupposti imprescindibili di un percorso professionale virtuoso che prevedeva come prima tappa proprio la Direzione di Sedi di media-piccola complessità sull’intero territorio nazionale. Messaggio rispetto al quale, adesso, l’Amministrazione fa un passo indietro.

Scelta inopportuna che va immediatamente rivista.

I patti dell’Amministrazione con il proprio personale, con la propria dirigenza vanno rispettati e garantiti, altrimenti la conflittualità diventerà una costante che renderà difficile, se non impossibile, perseguire il nostro scopo istituzionale di fornire ai cittadini il miglior servizio possibile.

Confidiamo, pertanto, in una rapida convocazione per discutere di tutto questo.

Vi terremo informati sugli sviluppi.

 

Lucio Paladino

Segretario nazionale

Cida FC Sezione Inps

 

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