CIDA INPS – Chiarimenti dell’Amministrazione sul lavoro agile

CIDA INPS – Chiarimenti dell’Amministrazione sul lavoro agile

Comunicato 13-2020

Roma, 6 novembre 2020

 Smart working, informativa e chiarimenti dell’amministrazione sul DPCM 3 novembre 2020

 Si è tenuto ieri pomeriggio, giovedì 5 novembre, l’incontro sindacale in conference call con le OO.SS. rappresentative titolari della contrattazione integrativa in Istituto, avente all’ordine del giorno il “DPCM 3 novembre 2020, contenente ulteriori misure urgenti di contenimento del contagio sullintero territorio nazionale”.

Come Cida abbiamo segnalato con forza le estreme difficolta dei direttori di sede, specialmente quelli che non hanno nessun dirigente di supporto, che sono i soli che non riescono ad usufruire pienamente dello smart working che pure in maniera evidente, in questa fase, non è più una modalità di lavoro ma viene usato come una forma di tutela antinfortunistica sociale e aziendale.

Abbiamo chiesto, anche per i numerosi dirigenti e professionisti iscritti che ci hanno contattato segnalando problemi e criticità a ottenere lo smart working, regole chiare e garantiste, al pari di tutti i dipendenti.

È evidente che, a nostro avviso, forti difficoltà comunicative sono state generate da istruzioni e interlocuzioni non diramate per le vie ufficiali. Anche per tali ragioni, ancora oggi a molti colleghi, come abbiamo sostenuto nei nostri precedenti comunicati, sfuggono le ragioni e i criteri della scelta di limitare lo smart working ai dirigenti ad un solo giorno a settimana.

Questo principio oggi deve fare i conti, a nostro avviso, con le misure restrittive che è stato necessario adottare con urgenza, al fine di contrastare la diffusione repentina del contagio, con lo smart working emergenziale per le zone rosse, che, nelle zone gialle e arancioni, diventa nella percentuale “almeno” del 50%, vale a dire, nella nostra opinione, due o più giorni a settimana, anche per i dirigenti, senza gerarchia di valori sotto il profilo della tutela della salute.

Abbiamo sostenuto anche che l’attuale quadro emergenziale rende evidente che la misura dell’attuale smart working discende esclusivamente dalla necessità – fondata su evidenze scientifiche – di diradare il più possibile i contatti sociali e le interazioni tra le persone. L’obiettivo, infatti, è interrompere le catene di trasmissione per la pressione della diffusione del virus sul servizio sanitario, appunto diradando i contatti sociali.

Inoltre, anche per i dirigenti, al fine di raffreddare e mitigare il più possibile la curva di crescita del contagio, devono essere disincentivati gli spostamenti, assai numerosi a seguito della riorganizzazione che ha comportato trasferimenti su tutto il territorio nazionale.

Continuare a irrigidire l’organizzazione con un sistema di “un solo giorno di smart working” anche per i direttori di sede soli nella  funzione dirigenziale, come abbiamo sostenuto, non ha più senso ed è contrario alla necessità di facilitare lo smart working ed evitare spostamenti casa-lavoro.

Sul punto riteniamo di aver ricevuto un importante chiarimento da parte dell’Amministrazione.

Alla nostra domanda se la limitazione dello smart working a “un solo giorno alla settimana” sia un obbligo o solo un invito che può essere derogato in base alle esigenze della struttura, abbiamo ottenuto, infatti, dal capo del personale, un’importante precisazione.

L’Amministrazione ha, infatti, specificato che quella che viene richiesta è una presenza “costante”, ma che proprio questo termine indica che l’indicazione di un solo giorno a settimana può essere derogata in tutti i casi dove il dirigente è l’unico che presidia la Struttura a cui non può essere richiesta una presenza in sede cinque giorni su cinque, che dove è possibile va praticata la rotazione, che è necessario tenere conto dei trasferimenti da altre città per raggiungere la sede di lavoro, come spostamenti con i mezzi di trasporto pubblici tra le zone rosse e arancioni.

In sostanza, quello che è stato riconosciuto è il principio per cui ci siamo battuti, che quello che occorre, a nostro avviso, è il “presidio direzionale” che quando ci sono due o più dirigenti può essere realizzato con una robusta turnazione e che quando c’è un solo dirigente spetta all’organizzazione e specificamente al competente dirigente di prima fascia organizzare tale presidio.

Come abbiamo sostenuto anche nei precedenti comunicati, il ruolo fondamentale e di presidio svolto dalla dirigenza, può essere assicurato con un’attenta e sapiente programmazione, garantendo sempre e comunque la presenza, continua e costante, di almeno un rappresentante della dirigenza in ogni sede o ufficio, al fine di garantire lo svolgimento ottimale dei servizi e il monitoraggio puntuale della produzione, senza però imporre la riduzione delle possibili giornate di smart working ad una alla settimana, con il riconoscimento per tutta la dirigenza almeno dei due giorni di lavoro agile, così come previsto per tutti i dipendenti dell’Istituto, dal messaggio Hermes n. 3295 del 2020.

Ci aspettiamo alla luce del mutato contesto una presa di posizione e un messaggio chiaro anche nelle istruzioni che l’amministrazione emanerà in recepimento dei contenuti del DPCM 3 novembre 2020.

Quanto alla necessità di mantenere gli sportelli aperti in presenza, abbiamo sottolineato che gli utenti dimostrano di apprezzare il sistema della richiamata telefonica e consentire invece l’accesso fisico potrebbe essere controcorrente, se davvero la priorità è quella di limitare gli spostamenti, sia per gli utenti che per i dipendenti.

Per il lavoro in presenza, a nostro avviso, non occorre sottovalutare la severità e l’imprevedibilità della pandemia, per cui la condizione di maggior tutela è quella in cui venga garantito il distanziamento per il lavoratore, anche per chi svolge i servizi di informazione, incentivando i servizi svolti con le modalità a distanza e il web meeting.

Tali scelte non vanno intese in contraddizione con l’obbligo di rispettare il protocollo per la sicurezza del 3 giugno scorso, e che è stato da noi convintamente sottoscritto per la progressiva riapertura delle attività, anche al prezzo di sforzi gestionali ed operativi, e relativi costi di riorganizzazione.

Con questo protocollo, infatti, abbiamo anche concordato di scambiare informazioni costantemente, di confrontarci continuamente, in modo da proseguire in base all’evoluzione della pandemia.

C’è ora l’esigenza di ridurre – in presenza di un contagio diffuso – le occasioni di contatto sociale, dal nostro punto di vista, anche nel contesto lavorativo dove si possono allentare tra colleghi e nei contatti con il pubblico le precauzioni del distanziamento e dell’uso dei dispositivi di protezione personale.

Inoltre, per chi usa i mezzi di trasporto per recarsi al lavoro nelle ore di maggiore afflusso c’è la oggettiva difficoltà di assicurare sempre il rigoroso rispetto delle regole di distanziamento.

Da ultimo, non meno importante, abbiamo voluto sottolineare il notevole sforzo sin qui compiuto, sia in termini finanziari sia organizzativi, da parte dell’Istituto e del suo personale per attuare i provvedimenti del Governo. Tali interventi appaiono tanto più rilevanti se si considera che il dirigente lavora per obiettivi e che risponde del raggiungimento di risultati che in questa fase sono stati ampiamente raggiunti.

Anche sotto il profilo degli obiettivi e dei risultati quindi, dal nostro punto di vista, si dovrebbe attivare il massimo impegno per diradare il più possibile i contatti sociali e non frapporre ostacoli, come la limitazione ad un numero massimo di giorni settimanali, a un pieno riconoscimento dello smart working ai dirigenti, attesa la rapidità di progressione del virus su tutto il territorio nazionale.

Attendiamo fiduciosi e non mancheremo di tenervi informati sul prosieguo delle riunioni e i restanti temi sindacali d’interesse dei professionisti dell’area funzioni centrali e della dirigenza.

Lucio Paladino

Segretario nazionale

CIDA FC Sezione Inps

Condividi questo post